Ogni mese mi trovo difronte al problema della spesa dei detersivi, una spesa necessaria che va affrontata con una certa cautela, soprattutto se si va da Acqua e Sapone. Un nome di un supermarket all'apparenza innocente ed invitante ma che nel giro di due minuti mi trascina ogni volta verso un punto di non ritorno. All'entrata non si trovano i cestini, ma i carrelli, cosa che dovrebbe essere già presagio di quello che accadrà. Perciò entro e come sempre, prendo il carrello ripetendo a me stessa che devo prendere giusto quelle due cosine e andare via.
Da Acqua e Sapone ci sono sempre le maledette offerte, quelle che se vado la settimana dopo, ne trovo una migliore e inspiegabilmente voglio aderire anche se ho casa già invasa da Dixan alla Lavanda. Appena entro, mi trovo nel reparto candeggine, ma con aria di sfida lo sorpasso a testa alta.
Poi più avanti, il primo tranello: confezione di tre detersivi panni Sole a soli 5.99 €.: caspita è
un' offertona, la prendo, tanto le lavatrici sono come i rotoloni Regina, non finiscono mai. Uh! ecco, prendo il rotolone Regina, brava che mi sono ricordata.
Il reparto ammorbidenti è terapeutico. Ci passo più di 10 minuti a sniffare Coccolini Sensation di tutti i tipi e proprio non resisto, prendo di nuovo quello alla campanula selvatica.
Carrello pieno per metà.
Dopo aver preso giusto qualche altra cosa strettamente necessaria come sacchetti per la spazzatura, tovaglioli, piatti di carta, deodoranti per casa, per cassetti, per lavastoviglie, e per ascelle, salviettine intime, ecco che arrivo al reparto pericoloso: bagnoschiuma, shampoo e creme. Nel cesto delle maledette offerte, trovo di nuovo il Fructis, ne prendo uno per ogni colore e non ci penso più almeno per i prossimi tre mesi.
Maledetta tutta la Garnier.
Io non uso mai la crema per il corpo ma solo Olio di mandorle, ma il profumo della Leocrema all'olio di Argan è troppo buono e ne prendo una confezione, tanto costa solo 1.99 €, semmai la uso in palestra (sempre che mi venga in mente di andarci).
Poi, botta finale, e il signor Acqua e Sapone sa di cosa parlo. Il reparto trucchi e profumi, messo li appositamente vicino alle casse, per far abboccare pesciolini disorientati dal profumo del coccolino come me. Come sempre, mi spruzzo addosso una quintalata di Acqua di Giò consumando mezzo flacone prova e poi do un'occhiata veloce ai trucchi. Cavolo però, mascara ciglia finte a metà prezzo, questa non ci voleva. Lo prendo, io metto quintali di mascara.
Porca miseria, stavo per dimenticare i dischetti leva trucco, quelli grandi, altrimenti ne devo usare mille.
Arrivo alla cassa, profumata da Armani e inebriata di coccolino. Il carrello è ormai irrimediabilmente pieno e non posso più tornare indietro. "Sono 79,90 € grazie !"
Esco da li, frustrata, con i sensi di colpa e con un orribile centro tavola in omaggio che finirà in qualche impolverato scaffale del mercatino dell'usato.
Ci sono cascata ancora.
giovedì 27 marzo 2014
DI COME BRUCIO UNO STIPENDIO DA ACQUA E SAPONE
Etichette:
Acqua e Sapone,
ammorbidenti,
Casa,
casalinga,
Coccolino,
dipendenza,
mamme,
offerta,
risparmiare,
shopping compulsivo,
spesa
Leggo Vogue mentre cucino, e guardo Fashion Tv mentre preparo biberon. Correre tutto il giorno non mi spaventa, mi reputo una mamma sprint. La moda è quella cosa che mi accompagna tutti i giorni e che non mi fa annoiare. Non la prendo troppo sul serio: la guardo, la scrivo e spesso la derido. La vivo con leggerezza, proprio come piace a me.
Pensate che i leggins indossati come pantaloni siano il male del secolo? Siete nel posto giusto!
venerdì 21 febbraio 2014
#CIVETTIAMO, EDIZIONE MAMME, EPISODIO 13
Ecco una puntata tutta nuova di #CIVETTIAMO, totalmente ispirata agli orrori che sono abituata a vedere nella mia vita quotidiana e perciò nella mia vita di mamma. All'entrata e all'uscita di scuola, è un continuo via vai di genitori che accompagnano i figli, alcuni di fretta, altri (soprattutto alcune mamme) con molta calma. Le mamme che non lavorano, solitamente si incontrano al bar dopo aver lasciato i figli e li è un tripudio di materiale per la mia rubrica. Le loro conversazioni, di solito ricadono sui bambini, l'argomento più gettonato è quello della malattia virale della settimana. Noi mamme infatti, veniamo puntualmente avvertite della malattia della settimana, con un cartello fuori la porta della classe ed ogni volta al bar, si scatena il panico totale. Alcune, iniziano a pensare chi è mancato in classe ( io mi chiedo come fanno a ricordarsi tutti i nomi e cognomi dei compagni dei figli), e in base ad assurdi calcoli mentali, identificano il malato della settimana. Un giorno, una mamma, presa dalla fobia pidocchi, mi ha chiesto se sapessi il nome del bambino che li aveva avuti, come fosse stato un demonio da esorcizzare. Ma non perdiamoci in chiacchiere, e andiamo subito al dunque. Ci sono infatti, diverse categorie di mamme.
LA MAMMA PANTERONA: la mamma panterona, è quella che anche a 60 anni non si sarà ancora arresa e andrà in giro con i leggings maculati e stivali sopra il ginocchio. Di solito, accompagna il figlio con una falcata degna di una passerella ma masticando a bocca aperta la gomma di prima mattina. Le extensions, tipiche delle civettiamo girls, svolazzano a destra e sinistra e si vede nettamente lo stacco con i capelli naturali ossigenati di biondo. Le unghie sono rigorosamente ricostruite con colata di cemento armato e vernice fresca. Al bar, i muratori che alle 8.30 di mattina stanno già pranzando, la squadrano come se non avessero mai visto un essere femminile conciato in quel modo e lei, fiera, continua a parlare della malattia virale della settimana con le altre mamme, atteggiandosi e gesticolando in continuazione con i suoi artigli fluo.
LA MAMMA SPORTIVA : la mamma sportiva adora lo zainetto. Lo zainetto è la sua borsa perenne, anche a cena fuori, anche alla prima della Scala. Zainetto forever. Perché è comodo, ci mette tutto e all'ultimo momento può sempre decidere di fare un pic nic con le altre mamme all'uscita della scuola, con biscottini e succhi di frutta comprati al supermercato biologico del quartiere, frequentato esclusivamente da lei. La sportiva non ha tempo da perdere al bar, deve correre al corso di acqua gym delle ore 9.00 con il suo inseparabile zainetto che si trasforma in una comoda sacca per piscina. Devo dire che in quei momenti di panico in cui piove e mi ritrovo a dover tenere mia figlia per mano, l'ombrello e la borsa con l' altra e cercare di aprire la macchina con un piede, quello zainetto glielo invidio proprio.
LA MAMMA SCIATTA: Alla sciatta non je va. E' già tanto che abbia sentito la sveglia, figuriamoci se può pensare di vestirsi in modo normale di prima mattina. Fosse per lei, scenderebbe di casa col pigiama, la vestaglia e le ciabatte tanto che ce vole, è n'attimo (direbbe). Però, già che c'è, una tuta di ciniglia per accompagnare il figlio a scuola se la mette, e lega i capelli con un mollettone ricolmo di strass, che almeno secondo lei, fa tendenza.
La sciatta è così sciatta che non ha proprio intenzione di tornare a casa a fare colazione, ma fa colazione al bar con la panterona; ed è tutto uno squadrarsi a vicenda. La panterona pensa: quanto sei sciatta e brutta! E la sciatta a sua volta pensa: ammazza quanto sei trucida ! Il tutto sotto un velo di grasse e chiassose risate e caffè (al vetro) macchiati. Il discorso più gettonato dopo la malattia virale della settimana è la scelta di Uomini e Donne di Maria de Filippi.
LA MAMMA MEDIA: la mamma media è ansiosa. Arriva quando la scuola ancora non è aperta per paura di trovare traffico. La sua priorità non è di certo il look, che si riduce spesso ad un paio di leggings neri e un maglione lungo che la insacca ma che la fa sentire almeno ordinata. Piastra ogni giorno i capelli perché col capello liscia si vede più bella oppure si liscia solo la frangia lasciando tutto il resto terribilmente riccio. Fa due milioni di domande alla maestra prima di andare via e quando va via ha comunque la sensazione di essersi dimenticata qualcosa. Solitamente la mamma media, adora fare la rappresentante di classe, sobbarcandosi di problemi immensi, come ad esempio raccogliere i soldi per lo spettacolo del mago Zurlino o quale tipo di Thun regalare alle maestre per Natale.
LA MAMMA IN CARRIERA: la mamma in carriera è quella che arriva sempre di corsa, porta il capello come la Carfagna perché lo asciuga in un secondo e nella sua maxi bag della Vuitton, sono già pronti i documenti da presentare alla prima delle trenta riunioni della giornata. Mentre accompagna il figlio a scuola, guida il suo suv e parla al telefono con la sua donna delle pulizie. A questo tipo di donne, la Hogan non manca mai. Ne hanno collezioni intere, invernali, estive, primaverili, secondo me le comprano direttamente al momento della produzione. La mamma in carriera, va pazza per Le Bebè, quel ciondolino di brillanti a forma di bimbo che si è fatta regalare dal marito il giorno in cui ha partorito, minacciandolo di morte.
LA MAMMA EGOCENTRICA: la mamma egocentrica arriva a scuola con passo deciso, trascinando il figlio verso l'entrata e parlando a voce alta per farsi sentire bene: " mamma ti ha preparato lo zainetto ieri sera, ti ci ha messo il succo di frutta e il ciambellone, l'HO FATTO IO CON LE MIE MANIII!!" Di solito la sua tenuta da scuola è jeans vintage anni 90 a vita alta con brillantini attaccati qua e la, mocassino scamosciato che col jeans mezzo scampanato è un amore, capelli secchi tipo stoppa di idraulico, borsa Guess sfilacciata di circa 15 anni prima. Età media, 50 anni. La mamma egocentrica in qualche modo è anche "figliocentrica", nel senso che secondo lei non c'è bambino migliore del suo. Alla recita di fine anno, si presenta con una troupe di fotografi e spinge le persone per mettersi in prima fila con la fascetta del figlio, stile concerto rock.
LA MAMMA FASHION: la mamma fashion, pensa di essere realmente fashion e il suo bambino solitamente ha il nome di un profumo. Tuta Happiness leopardata infilata dentro Nike con zeppa interna, canotta bianca e camicia di jeans sbottonata, e per finire, mega borsa finta Birkin. La mamma fashion, non dimentica mai un filo di trucco: pennacchio rotante ad allungare la coda dell'occhio con eyeliner di Kiko e contorno labbra color catrame. Lancia il figlio nella classe e corre non so dove con la sua Smart rigorosamente bianca.
LA MAMMA MULTITASKING: la mamma multitasking, alle 8 di mattina ha già fatto la spesa. Accompagna il figlio a scuola con lui in braccio che piange perché non vuole andarci e con le buste della spesa riciclabili che si rompono in mezzo alla strada. Nella borsa della mamma multitasking trovi di tutto: dal vasetto di acciughe alla limetta per unghie, con lei puoi parlare di tutto ma non più di 5 minuti. Il suo look è un tentativo quotidiano di mixare eleganza e comodità con risultati disastrosi. Il cappotto appena ritirato dalla tintoria è macchiato, la scarpa ha la suola scollata, nella sua borsa gigante e piena di cose, si è appena aperta la bottiglietta d'acqua che serviva per la palestra.
LA MAMMA PANTERONA: la mamma panterona, è quella che anche a 60 anni non si sarà ancora arresa e andrà in giro con i leggings maculati e stivali sopra il ginocchio. Di solito, accompagna il figlio con una falcata degna di una passerella ma masticando a bocca aperta la gomma di prima mattina. Le extensions, tipiche delle civettiamo girls, svolazzano a destra e sinistra e si vede nettamente lo stacco con i capelli naturali ossigenati di biondo. Le unghie sono rigorosamente ricostruite con colata di cemento armato e vernice fresca. Al bar, i muratori che alle 8.30 di mattina stanno già pranzando, la squadrano come se non avessero mai visto un essere femminile conciato in quel modo e lei, fiera, continua a parlare della malattia virale della settimana con le altre mamme, atteggiandosi e gesticolando in continuazione con i suoi artigli fluo.
LA MAMMA SPORTIVA : la mamma sportiva adora lo zainetto. Lo zainetto è la sua borsa perenne, anche a cena fuori, anche alla prima della Scala. Zainetto forever. Perché è comodo, ci mette tutto e all'ultimo momento può sempre decidere di fare un pic nic con le altre mamme all'uscita della scuola, con biscottini e succhi di frutta comprati al supermercato biologico del quartiere, frequentato esclusivamente da lei. La sportiva non ha tempo da perdere al bar, deve correre al corso di acqua gym delle ore 9.00 con il suo inseparabile zainetto che si trasforma in una comoda sacca per piscina. Devo dire che in quei momenti di panico in cui piove e mi ritrovo a dover tenere mia figlia per mano, l'ombrello e la borsa con l' altra e cercare di aprire la macchina con un piede, quello zainetto glielo invidio proprio.
LA MAMMA SCIATTA: Alla sciatta non je va. E' già tanto che abbia sentito la sveglia, figuriamoci se può pensare di vestirsi in modo normale di prima mattina. Fosse per lei, scenderebbe di casa col pigiama, la vestaglia e le ciabatte tanto che ce vole, è n'attimo (direbbe). Però, già che c'è, una tuta di ciniglia per accompagnare il figlio a scuola se la mette, e lega i capelli con un mollettone ricolmo di strass, che almeno secondo lei, fa tendenza.
La sciatta è così sciatta che non ha proprio intenzione di tornare a casa a fare colazione, ma fa colazione al bar con la panterona; ed è tutto uno squadrarsi a vicenda. La panterona pensa: quanto sei sciatta e brutta! E la sciatta a sua volta pensa: ammazza quanto sei trucida ! Il tutto sotto un velo di grasse e chiassose risate e caffè (al vetro) macchiati. Il discorso più gettonato dopo la malattia virale della settimana è la scelta di Uomini e Donne di Maria de Filippi.
LA MAMMA MEDIA: la mamma media è ansiosa. Arriva quando la scuola ancora non è aperta per paura di trovare traffico. La sua priorità non è di certo il look, che si riduce spesso ad un paio di leggings neri e un maglione lungo che la insacca ma che la fa sentire almeno ordinata. Piastra ogni giorno i capelli perché col capello liscia si vede più bella oppure si liscia solo la frangia lasciando tutto il resto terribilmente riccio. Fa due milioni di domande alla maestra prima di andare via e quando va via ha comunque la sensazione di essersi dimenticata qualcosa. Solitamente la mamma media, adora fare la rappresentante di classe, sobbarcandosi di problemi immensi, come ad esempio raccogliere i soldi per lo spettacolo del mago Zurlino o quale tipo di Thun regalare alle maestre per Natale.
LA MAMMA IN CARRIERA: la mamma in carriera è quella che arriva sempre di corsa, porta il capello come la Carfagna perché lo asciuga in un secondo e nella sua maxi bag della Vuitton, sono già pronti i documenti da presentare alla prima delle trenta riunioni della giornata. Mentre accompagna il figlio a scuola, guida il suo suv e parla al telefono con la sua donna delle pulizie. A questo tipo di donne, la Hogan non manca mai. Ne hanno collezioni intere, invernali, estive, primaverili, secondo me le comprano direttamente al momento della produzione. La mamma in carriera, va pazza per Le Bebè, quel ciondolino di brillanti a forma di bimbo che si è fatta regalare dal marito il giorno in cui ha partorito, minacciandolo di morte.
LA MAMMA EGOCENTRICA: la mamma egocentrica arriva a scuola con passo deciso, trascinando il figlio verso l'entrata e parlando a voce alta per farsi sentire bene: " mamma ti ha preparato lo zainetto ieri sera, ti ci ha messo il succo di frutta e il ciambellone, l'HO FATTO IO CON LE MIE MANIII!!" Di solito la sua tenuta da scuola è jeans vintage anni 90 a vita alta con brillantini attaccati qua e la, mocassino scamosciato che col jeans mezzo scampanato è un amore, capelli secchi tipo stoppa di idraulico, borsa Guess sfilacciata di circa 15 anni prima. Età media, 50 anni. La mamma egocentrica in qualche modo è anche "figliocentrica", nel senso che secondo lei non c'è bambino migliore del suo. Alla recita di fine anno, si presenta con una troupe di fotografi e spinge le persone per mettersi in prima fila con la fascetta del figlio, stile concerto rock.
LA MAMMA FASHION: la mamma fashion, pensa di essere realmente fashion e il suo bambino solitamente ha il nome di un profumo. Tuta Happiness leopardata infilata dentro Nike con zeppa interna, canotta bianca e camicia di jeans sbottonata, e per finire, mega borsa finta Birkin. La mamma fashion, non dimentica mai un filo di trucco: pennacchio rotante ad allungare la coda dell'occhio con eyeliner di Kiko e contorno labbra color catrame. Lancia il figlio nella classe e corre non so dove con la sua Smart rigorosamente bianca.
LA MAMMA MULTITASKING: la mamma multitasking, alle 8 di mattina ha già fatto la spesa. Accompagna il figlio a scuola con lui in braccio che piange perché non vuole andarci e con le buste della spesa riciclabili che si rompono in mezzo alla strada. Nella borsa della mamma multitasking trovi di tutto: dal vasetto di acciughe alla limetta per unghie, con lei puoi parlare di tutto ma non più di 5 minuti. Il suo look è un tentativo quotidiano di mixare eleganza e comodità con risultati disastrosi. Il cappotto appena ritirato dalla tintoria è macchiato, la scarpa ha la suola scollata, nella sua borsa gigante e piena di cose, si è appena aperta la bottiglietta d'acqua che serviva per la palestra.
Etichette:
belen rodriguez,
Birkin,
civettiamo,
fashion,
hermes,
le bebè,
Little Fashion Place,
mamma sprint,
mamme,
santiago,
scuola,
tuta happiness,
vita da mamma
Leggo Vogue mentre cucino, e guardo Fashion Tv mentre preparo biberon. Correre tutto il giorno non mi spaventa, mi reputo una mamma sprint. La moda è quella cosa che mi accompagna tutti i giorni e che non mi fa annoiare. Non la prendo troppo sul serio: la guardo, la scrivo e spesso la derido. La vivo con leggerezza, proprio come piace a me.
Pensate che i leggins indossati come pantaloni siano il male del secolo? Siete nel posto giusto!
lunedì 17 febbraio 2014
NUOVO BRAND: NUMERO DODICI
Quando si tratta di T-shirt, io impazzisco. E' un capo irresistibile per me, dato che solitamente, faccio una vita dove non c'è spazio per l'eleganza e per le scomodità. Per cui, spesso la mattina, infilo la T-shirt con un paio di jeans, un maglioncino o un cardigan ed esco di corsa. Ma la T-shirt è anche quel capo che funziona da carta bianca, da colorare con la mia immaginazione e fantasia, e costruire così, il mio look della giornata, più casual o più chic, in base al mio umore e agli impegni previsti.
Così, quando il nuovo brand Numero Dodici mi ha proposto di indossare una loro T-shirt, non ho potuto rifiutare. Questo brand, ideato da due ragazzi, crea T-shirt stampate che lanciano messaggi diretti, freschi e perfettamente in linea con i trends del momento. La qualità del tessuto, che è una delle prime cose che noto quando mi trovo ad acquistare un capo di abbigliamento, è ottima.
La T- shirt che ha da poco compiuto 100 anni di storia, si è evoluta tantissimo nel tempo; dalla classica
T-shirt bianca in cotone usata già nei primi del novecento dalla Marina Militare Americana a quella elegantissima in seta bianca, così amata da Giorgio Armani. Nella sua lunga evoluzione, diventa un mezzo per esprimere chi siamo con messaggi e immagini, e metterci appunto a nudo. Ed è proprio da questo concetto, che è nato il gioco di parole ironico del brand: attraverso il naming NUDO.
Sul sito http://www.numerododicishop.it/ troverete tutti i modelli unisex e tutte le stampe disponibili e potrete acquistare la vostra T-shirt preferita, comodamente da casa. Io ho scelto una simpaticissima stampa di Mickey Mouse, che a quanto pare sarà un must have della prossima stagione. Trovate Numero Dodici anche su Facebook ed Instagram, seguiteli per rimanere sempre aggiornati su tutte le novità!
Buona settimana a tutti!
Così, quando il nuovo brand Numero Dodici mi ha proposto di indossare una loro T-shirt, non ho potuto rifiutare. Questo brand, ideato da due ragazzi, crea T-shirt stampate che lanciano messaggi diretti, freschi e perfettamente in linea con i trends del momento. La qualità del tessuto, che è una delle prime cose che noto quando mi trovo ad acquistare un capo di abbigliamento, è ottima.
La T- shirt che ha da poco compiuto 100 anni di storia, si è evoluta tantissimo nel tempo; dalla classica
T-shirt bianca in cotone usata già nei primi del novecento dalla Marina Militare Americana a quella elegantissima in seta bianca, così amata da Giorgio Armani. Nella sua lunga evoluzione, diventa un mezzo per esprimere chi siamo con messaggi e immagini, e metterci appunto a nudo. Ed è proprio da questo concetto, che è nato il gioco di parole ironico del brand: attraverso il naming NUDO.
Sul sito http://www.numerododicishop.it/ troverete tutti i modelli unisex e tutte le stampe disponibili e potrete acquistare la vostra T-shirt preferita, comodamente da casa. Io ho scelto una simpaticissima stampa di Mickey Mouse, che a quanto pare sarà un must have della prossima stagione. Trovate Numero Dodici anche su Facebook ed Instagram, seguiteli per rimanere sempre aggiornati su tutte le novità!
Buona settimana a tutti!
Etichette:
collaborazioni,
denim,
fashion blogger,
fashion brand,
Little Fashion Place,
look,
Mickey Mouse,
Numero Dodici,
spring,
storia,
street style,
summer,
T-shirt,
trend
Leggo Vogue mentre cucino, e guardo Fashion Tv mentre preparo biberon. Correre tutto il giorno non mi spaventa, mi reputo una mamma sprint. La moda è quella cosa che mi accompagna tutti i giorni e che non mi fa annoiare. Non la prendo troppo sul serio: la guardo, la scrivo e spesso la derido. La vivo con leggerezza, proprio come piace a me.
Pensate che i leggins indossati come pantaloni siano il male del secolo? Siete nel posto giusto!
giovedì 6 febbraio 2014
ARTHUR ARBESSER A/I 2014-15 #ALTAROMA
Una delle collezioni che ho sicuramente apprezzato di più tra le poche a cui ho avuto il piacere di assistere in questa edizione di Altaroma, è stata quella di Arthur Arbesser; un giovane viennese che ha lanciato il suo marchio nel 2012 e che lo scorso anno ha vinto il concorso dedicato ai giovani emergenti Who's on next, patrocinato da Vogue e Altaroma.
Lo stile di Arbesser, è molto vicino alla mia idea di moda, qualcosa che faccia sognare e allo stesso tempo, sia perfettamente in sintonia con la quotidianità.
![]() |
| paperblog.it |
Ispirandosi allo street style londinese e agli anni 80, Arbesser non ha deluso le aspettative, proponendo capi per una donna androgina, realizzati con materiali inediti, come i pantaloni in organza di seta, t-shirt in eco pelliccia e cappotti in alcantara. Un must della collezione, la scelta delle stampe con grafiche anni 80, mixate con forme più attuali, tutto rigorosamente indossato con scarpe Dr. Martens, dal giorno alla sera.
![]() |
| paperblog.it |
![]() |
| paperblog.it |
![]() |
| pianetadonna.it |
Dopo aver studiato al Central Saint Martins College of Arts and design a Londra, il giovane Arbesser, si trasferisce a Milano, dove inizia il suo percorso lavorativo da Armani; una scuola lunga 8 anni che lo forma a pieno nella sua carriera di stilista. Ancor più difficile, dopo una scuola simile, trovare una propria strada da seguire. Arthur Arbesser, riesce però nel suo intento, trovando ispirazione soprattutto nelle culture giovanili.
Il segreto del successo di uno stilista come Arbesser, è quello di mantenere una propria linea, proponendo però, elementi innovativi, che ad ogni collezione, creano il giusto mix tra sportwear e glamour.
Etichette:
Altaroma 2014,
Arthur Arbesser,
collezioni autunno inverno,
Dr. Martens,
fashion blogger,
Giorgio Armani,
ispirations,
Little Fashion Place,
must have,
sfilate,
street style,
trend,
Vogue,
Who's on next
Leggo Vogue mentre cucino, e guardo Fashion Tv mentre preparo biberon. Correre tutto il giorno non mi spaventa, mi reputo una mamma sprint. La moda è quella cosa che mi accompagna tutti i giorni e che non mi fa annoiare. Non la prendo troppo sul serio: la guardo, la scrivo e spesso la derido. La vivo con leggerezza, proprio come piace a me.
Pensate che i leggins indossati come pantaloni siano il male del secolo? Siete nel posto giusto!
giovedì 30 gennaio 2014
L'ALTAROMA DI UNA BLOGGER QUALUNQUE
Notte insonne, due occhiaie e quattro brufoli. La mia AltaRoma è iniziata (e finita così). La mattina ho scelto quello che avrei indossato al buio, ma con il piccolo aiuto della mia App "Torcia ". Un look più anonimo del solito, per passare inosservata e per questa volta, divertirmi ad osservare.
Scarpe basse per non cadere dai tacchi e correre felice da una sfilata all'altra come se nella vita non facessi nient'altro e poi, una borsa grande per mettere le duecento milioni di cose che non puoi mettere in una clutch. Ciao eleganza! Ciao.
A parte il piccolo ed insignificante dettaglio di sentirmi sempre la Bridget Jones di AltaRoma, con l'unica differenza che faccio finta di bere champagne perché mi fa schifo l'alcol e che non fumo e perciò non ho niente per cui atteggiarmi, la mia mezza giornata dedicata all'alta moda è andata bene.
Nessuna figuraccia, non sono caduta, non ho litigato con nessuno e tutto è filato liscio (o quasi).
Alla prima sfilata entro con il mio pass da blogger, che forse è stata l'unica cosa per cui mi sono potuta dare un tono e la mia bellissima macchina fotografica che ho difeso più di una volta anche in circostanze a rischio vita. Io e la mia collega, ci mettiamo nella postazione fotografi che è l'unica in cui si possono fare foto decenti e subito arriva lo staff a cacciarci perché si vede lontano un miglio che non siamo fotografe. Anche questa volta ho perso la speranza di fare foto senza teste davanti, e ovviamente, anche questa volta tutte le mie foto sono con le teste davanti. Ci mettiamo in una postazione laterale e iniziamo a tentare di far foto; dietro i commenti dei signori fotografi: " eh... mo so diventati tutti fotografi...." .UN CLASSICO.
Inizia la prima sfilata, San Andres, e mentre la musica alta suona e le modelle sfilano, io continuo a barcamenarmi tra l'ingombro della macchinetta, il cellulare e il testone da matto di quello davanti che continua a muovere la telecamera su e giù. In questo caso si, ci volevano i tacchi.
All'entrata della seconda sfilata, proprio quando stavo presentando il mio pass allo staff, si intrufola Bryan Boy, Star di questa edizione di AltaRoma, super fotografato e paparazzato da tutti e che per l'occasione ci ha deliziato con con un sobrio completo grigio.
E' chiaro che Bryan Boy sta saltando la fila e che mi vuole passare avanti, perché lui è Bryan Boy, amico della Ferragni e compagnia bella, gira il mondo senza fare un bel niente e invece IO NO. Ma alla ragazza dello staff non importa di Byan Boy e probabilmente non sa nemmeno chi sia e gli dice abbastanza alterata:
" Just a moment, PLEASE". Sei grande ragazza dello staff.
Questa volta ci mettiamo sedute al nostro posto da brave blogger e guardiamo la sfilata di Sarli.
Io continuo ad alzare la macchinetta fotografica, rischiando la rottura del tendine e tentando di far uscire UNA e dico UNA foto normale.
Poi mi arrendo e inizio a fare vari video su Instagram che non so perché, ma hanno risultato favoloso.
La gente importante, la gente che conta, è tutta seduta in prima fila e l'età media è di 80 anni: è un tripudio di pellicce e dentiere. Alla fine della sfilata di Sarli, tutto lo staff esce in passerella, una cosa che da quanto ho capito, succede raramente. Poi la sala è invasa da fotografi, giornalisti e persone da intervistare.
Io tento di uscire con classe dalla mia pessima postazione, ma ci devo rinunciare, c'è troppa gente; scavalco con tutta la mia nonchalance da scaricatore di porto. Finalmente andiamo al bar per una breve pausa, che mi fa pensare che alla fine vedere tutte queste sfilate in realtà sia più stressante di quello che si pensa. Stare con la faccia tirata tutto il giorno, sperando di non finire su qualche blog degli orrori, è una cosa molto impegnativa. E poi al bar, o alla toilette, mentre stai per farti la pipì sotto, vedi loro: le VERE BLOGGER.
Le vere blogger, sono soprattutto le FASHION BLOGGER. Quelle che ogni mossa è perfettamente studiata da casa e che non hanno mai un capello fuori posto, quelle che Dio solo sa dove hanno seppellito i loro 5000 cambi d'abito per la giornata, quelle che a qualsiasi evento vai, a qualsiasi buco del mondo e a qualsiasi orario, loro sono accreditate e sono li, bellissime, curatissime, e soprattutto senza occhiaie.
Al bar, scopro con piacere che il cappuccino è GRATIS e mi ci vuole proprio per riuscire ad aprire gli occhi che gradualmente tendono a chiudersi. La vera blogger, ha già instagrammato anche il cappuccino, io invece, è già tanto se vengo notata dal barista perché non arrivo nemmeno al bancone.
Incontro le mie amiche di blog, ovviamente nella mia stessa condizione: " Giuro che domani mi laverò i capelli", " come sono venuta su questa foto ?", " ma quella non è la blogger che sta ovunque?" , " ma il cappuccino si paga?" . Io lo dico sempre che se vai con lo zoppo, impari a zoppicare.
Non ci riusciamo proprio a fare discorsi tipici da fashion week.
Ma non c'è molto tempo da perdere; sta iniziando un'altra sfilata, Arthur Arbesser, l'ultima della giornata per me. Stavolta l'entrata è veloce, non c'è nessun Bryan Boy che mi vuole passare avanti e riesco a mettermi in seconda fila .Ma eccolo di nuovo, Bryan Boy mi sta davanti e parla con una ragazza che si è buttata l'armadio addosso,PEGGIO DI ME.
Rinuncio definitivamente a fare foto. Anzi, improvvisamente, voglio rinunciare proprio alla giornata, perché mi è salito un certo appetito. Guardo l'orologio e sono le 15.00, non è appetito è FAME NERA.
Con le ragazze usciamo dal complesso e ci infiliamo nel primo buco che ha l' aria di far panini e non volendo ci ritroviamo da LIKEAT, forse il posto in cui ho mangiato il panino più buono del mondo: pane cotto a legna, fontina, speck, pomodori secchi e miele. DA SVENIMENTO.
Torno a casa, mi levo le scarpe e sprofondo sul divano. Do un'occhiata alla mie foto sfocate e TUTTE con le teste davanti: ci risiamo, anche questa, è stata la mia solita AltaRoma. Ripenso alla giornata, e a chi me lo fa fare a stressarmi così la vita. Non è che me l'ha ordinato il dottore eh, io sto qui scrivo di moda e probabilmente non succederà mai niente di più di questo. Però io non ci voglio rinunciare.
E se invece succedesse qualcosa ? E se invece un giorno, riuscissi a fare foto senza teste davanti?
La prima fila è li, tocca solo guadagnarsela.
Nicoletta
Scarpe basse per non cadere dai tacchi e correre felice da una sfilata all'altra come se nella vita non facessi nient'altro e poi, una borsa grande per mettere le duecento milioni di cose che non puoi mettere in una clutch. Ciao eleganza! Ciao.
A parte il piccolo ed insignificante dettaglio di sentirmi sempre la Bridget Jones di AltaRoma, con l'unica differenza che faccio finta di bere champagne perché mi fa schifo l'alcol e che non fumo e perciò non ho niente per cui atteggiarmi, la mia mezza giornata dedicata all'alta moda è andata bene.
Nessuna figuraccia, non sono caduta, non ho litigato con nessuno e tutto è filato liscio (o quasi).
Alla prima sfilata entro con il mio pass da blogger, che forse è stata l'unica cosa per cui mi sono potuta dare un tono e la mia bellissima macchina fotografica che ho difeso più di una volta anche in circostanze a rischio vita. Io e la mia collega, ci mettiamo nella postazione fotografi che è l'unica in cui si possono fare foto decenti e subito arriva lo staff a cacciarci perché si vede lontano un miglio che non siamo fotografe. Anche questa volta ho perso la speranza di fare foto senza teste davanti, e ovviamente, anche questa volta tutte le mie foto sono con le teste davanti. Ci mettiamo in una postazione laterale e iniziamo a tentare di far foto; dietro i commenti dei signori fotografi: " eh... mo so diventati tutti fotografi...." .UN CLASSICO.
Inizia la prima sfilata, San Andres, e mentre la musica alta suona e le modelle sfilano, io continuo a barcamenarmi tra l'ingombro della macchinetta, il cellulare e il testone da matto di quello davanti che continua a muovere la telecamera su e giù. In questo caso si, ci volevano i tacchi.
All'entrata della seconda sfilata, proprio quando stavo presentando il mio pass allo staff, si intrufola Bryan Boy, Star di questa edizione di AltaRoma, super fotografato e paparazzato da tutti e che per l'occasione ci ha deliziato con con un sobrio completo grigio.
E' chiaro che Bryan Boy sta saltando la fila e che mi vuole passare avanti, perché lui è Bryan Boy, amico della Ferragni e compagnia bella, gira il mondo senza fare un bel niente e invece IO NO. Ma alla ragazza dello staff non importa di Byan Boy e probabilmente non sa nemmeno chi sia e gli dice abbastanza alterata:
" Just a moment, PLEASE". Sei grande ragazza dello staff.
Questa volta ci mettiamo sedute al nostro posto da brave blogger e guardiamo la sfilata di Sarli.
Io continuo ad alzare la macchinetta fotografica, rischiando la rottura del tendine e tentando di far uscire UNA e dico UNA foto normale.
Poi mi arrendo e inizio a fare vari video su Instagram che non so perché, ma hanno risultato favoloso.
La gente importante, la gente che conta, è tutta seduta in prima fila e l'età media è di 80 anni: è un tripudio di pellicce e dentiere. Alla fine della sfilata di Sarli, tutto lo staff esce in passerella, una cosa che da quanto ho capito, succede raramente. Poi la sala è invasa da fotografi, giornalisti e persone da intervistare.
Io tento di uscire con classe dalla mia pessima postazione, ma ci devo rinunciare, c'è troppa gente; scavalco con tutta la mia nonchalance da scaricatore di porto. Finalmente andiamo al bar per una breve pausa, che mi fa pensare che alla fine vedere tutte queste sfilate in realtà sia più stressante di quello che si pensa. Stare con la faccia tirata tutto il giorno, sperando di non finire su qualche blog degli orrori, è una cosa molto impegnativa. E poi al bar, o alla toilette, mentre stai per farti la pipì sotto, vedi loro: le VERE BLOGGER.
Le vere blogger, sono soprattutto le FASHION BLOGGER. Quelle che ogni mossa è perfettamente studiata da casa e che non hanno mai un capello fuori posto, quelle che Dio solo sa dove hanno seppellito i loro 5000 cambi d'abito per la giornata, quelle che a qualsiasi evento vai, a qualsiasi buco del mondo e a qualsiasi orario, loro sono accreditate e sono li, bellissime, curatissime, e soprattutto senza occhiaie.
Al bar, scopro con piacere che il cappuccino è GRATIS e mi ci vuole proprio per riuscire ad aprire gli occhi che gradualmente tendono a chiudersi. La vera blogger, ha già instagrammato anche il cappuccino, io invece, è già tanto se vengo notata dal barista perché non arrivo nemmeno al bancone.
Incontro le mie amiche di blog, ovviamente nella mia stessa condizione: " Giuro che domani mi laverò i capelli", " come sono venuta su questa foto ?", " ma quella non è la blogger che sta ovunque?" , " ma il cappuccino si paga?" . Io lo dico sempre che se vai con lo zoppo, impari a zoppicare.
Non ci riusciamo proprio a fare discorsi tipici da fashion week.
| Da sinistra a destra: Martina di http://www.leffimero.it/- Annalisa di http://sofiesmug.altervista.org/blog/- Isabelle di http://www.unosunove.com/ e Maria di http://www.city-murmur.com/ |
Ma non c'è molto tempo da perdere; sta iniziando un'altra sfilata, Arthur Arbesser, l'ultima della giornata per me. Stavolta l'entrata è veloce, non c'è nessun Bryan Boy che mi vuole passare avanti e riesco a mettermi in seconda fila .Ma eccolo di nuovo, Bryan Boy mi sta davanti e parla con una ragazza che si è buttata l'armadio addosso,PEGGIO DI ME.
Rinuncio definitivamente a fare foto. Anzi, improvvisamente, voglio rinunciare proprio alla giornata, perché mi è salito un certo appetito. Guardo l'orologio e sono le 15.00, non è appetito è FAME NERA.
Con le ragazze usciamo dal complesso e ci infiliamo nel primo buco che ha l' aria di far panini e non volendo ci ritroviamo da LIKEAT, forse il posto in cui ho mangiato il panino più buono del mondo: pane cotto a legna, fontina, speck, pomodori secchi e miele. DA SVENIMENTO.
Torno a casa, mi levo le scarpe e sprofondo sul divano. Do un'occhiata alla mie foto sfocate e TUTTE con le teste davanti: ci risiamo, anche questa, è stata la mia solita AltaRoma. Ripenso alla giornata, e a chi me lo fa fare a stressarmi così la vita. Non è che me l'ha ordinato il dottore eh, io sto qui scrivo di moda e probabilmente non succederà mai niente di più di questo. Però io non ci voglio rinunciare.
E se invece succedesse qualcosa ? E se invece un giorno, riuscissi a fare foto senza teste davanti?
La prima fila è li, tocca solo guadagnarsela.
Nicoletta
Etichette:
2014,
alta moda,
Altaroma,
Arthur Arbesser,
Bridget Jones,
Bryan Boy,
fashion blogger,
Little Fashion Place,
look,
outfit,
San Andres,
Sarli couture,
stampa,
street style
Leggo Vogue mentre cucino, e guardo Fashion Tv mentre preparo biberon. Correre tutto il giorno non mi spaventa, mi reputo una mamma sprint. La moda è quella cosa che mi accompagna tutti i giorni e che non mi fa annoiare. Non la prendo troppo sul serio: la guardo, la scrivo e spesso la derido. La vivo con leggerezza, proprio come piace a me.
Pensate che i leggins indossati come pantaloni siano il male del secolo? Siete nel posto giusto!
Iscriviti a:
Post (Atom)



















